Campagna vecchia

Sono nata a Fratta Polesine il Paese di Matteotti dove c’è ancora la sua tomba.

Da bambina ho fatto fino alla quinta elementare poi sono rimasta a casa a lavorare la terra, come terziari, con i miei genitori. Il pezzo di terra che lavoravamo si chiamava “Campagna vecchia”.

Coltivavamo bietole, grano, granturco. patate americane e nostrane e canapa.

Maledetta canapa! Quanto lavorare per pochi soldi.

Pensate, all’anno il raccolto ci rendeva 10 lire, con tutta la

fatica che si faceva per coltivarla e raccoglierla…..

Ma la miseria era tanta che erano benedetti anche quei pochi spiccioli!

Anche le patate davano da fare, ogni due settimane di notte ne raccoglievamo una parte.

Venivano poi tagliate a pezzi con almeno “due occhi” e poi strapiantate nuovamente per moltiplicare il raccolto.

Quanta miseria c’era e poi c’era anche la guerra!

Ricordo che il babbo, per fare in modo che i miei tre fratelli non venissero arruolati, aveva costruito un rifugio nel campo, sottoterra dove loro rimanevano nascosti.

Sopra aveva seminato ad orto: fagioli, pomodori, bietole e insalata, di modo che non si vedesse il nascondiglio.

Ringrazio ancora oggi Dio che non è mai stato visto nonostante i controlli che erano venuti a fare!

Ricordo che un giorno bombardarono un trimotore che volava sui nostri campi e questo cadde proprio sul campo di granturco ormai pronto per essere raccolto.

Bruciò tutto e noi rimanemmo senza nulla!

 

 

Racconto di Angela Pezzuolo, Centro integrato per anziani di Granarolo dell'Emilia